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L’area grecofona della Grecìa Salentina si trova in Puglia a sud della città di Lecce. Una volta si estendeva su un territorio più vasto di quello odierno, tra Otranto, Υδρούς in greco antico e Gallipoli, l’antica Καλλίπολις.

Griko Oggi l’area grecofona salentina (di circa 100 km.²) è costituita da 11 comuni: Calimera, Carpignano, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Soleto, Sternatia, Zollino, Carpignano Salentino, Cutrofiano. Le tracce della preistoria che si riscontrano nell’area si intrecciano con i monumenti bizantini, quelli medievali e il barocco leccese.  

In questi paesi, in misura diversa, sopravvivono in ciascuno di loro, usi e tradizioni che prove risalgono ad una comune radice greca. Ci sono tre teorie che provano a spiegare la presenza di questo elemento greco dell’area. La prima lo collega direttamente alla Magna Grecia, la seconda al periodo bizantino (fine del IX secolo, e la terza al periodo romano a causa dei molteplici rapporti con la allora grecofona Asia Minore.

Nella Grecìa Salentina spesso si trovano toponimi di origine greca che si collegano all’ambiente, alla sua  peculiarità e alle attività degli abitanti. Per esempio, spesso vediamo il toponimo “litarà” e “risarà” dove domina la pietra, “tichi” (muretti) che definiscono il confine tra le proprietà, “ampèglia” (vigne), “ancinarèa” (carciofo), “caridèa” (noce), “alògna” (aia) ecc.

Patrimonio culturale di quest’area sono i “traudia” (i canti) e i suoni che si ispirano alla mitologia e alla tradizione musicale dell’antica Grecia.

Il Griko, questa lingua minoritaria, unisce i paesi grecofoni, anche se ci sono delle varianti tra i vari paesi.

Sino al 1945 parlavano il griko quasi tutti gli abitanti di Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Sternatia, Zollino. Dopo la Seconda Guerra Mondiale per ragioni socioeconomiche (emigrazione, scuola, giornali, radio, televisione ecc.) il numero dei parlanti il griko è diminuito sensibilmente.

Negli ultimi anni, si osserva in aumento dell’interesse degli abitanti dell’area per le loro radici, la storia del loro territorio, le loro tradizioni e naturalmente anche per la loro lingua. Questo interesse si esprime principalmente con l’istituzione di vari centri culturali che promuovono le tradizioni popolari ma anche con l’insegnamento del griko nelle scuole.